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L’errore fatale che molti commettono per rinfrescarsi… anche d’inverno

Secondo un recente rapporto dell’Agenzia nazionale per l’energia, il 42 % delle famiglie italiane utilizza il condizionatore anche nei mesi freddi per mantenere la casa “più confortevole”.

Un’abitudine sempre più diffusa, ma spesso accompagnata da una serie di errori che possono incidere sulla salute, sulle bollette e perfino sul corretto funzionamento degli impianti. L’illusione di poter “rinfrescare” o “purificare” l’aria in inverno nasconde infatti meccanismi tecnici e fisiologici poco noti.

L’equivoco del freddo che riscalda

Molti apparecchi moderni di climatizzazione sono dotati di pompa di calore, capace di invertire il ciclo per produrre aria calda. Tuttavia, alcuni utenti continuano a impostare il dispositivo su modalità “cool” anche quando le temperature esterne scendono sotto i 10 gradi.

Questo comportamento può far lavorare il compressore in condizioni non ottimali, con un aumento dei consumi fino al 30 % secondo le stime dell’Enea. Inoltre, l’umidità residua nell’impianto rischia di trasformarsi in condensa o ghiaccio, riducendo drasticamente la durata del motore interno.

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Il punto critico è la confusione tra deumidificazione e raffreddamento: molti credono che togliere umidità significhi “sentirsi più freschi”, anche d’inverno. Ma la percezione termica del corpo non segue la stessa logica della temperatura misurata.

L’uso improprio della modalità dry

La funzione “dry” nasce per abbassare l’umidità relativa dell’aria, rendendo più sopportabili le giornate afose. In inverno, attivarla peggiora invece la secchezza ambientale già accentuata dai sistemi di riscaldamento domestico.

I medici pneumologi segnalano un aumento del 18 % delle irritazioni alle vie respiratorie nei bambini durante i mesi freddi in abitazioni dove viene utilizzato il condizionatore in modalità asciutta. Le mucose disidratate diventano più vulnerabili ai virus stagionali.

  • Mantenere un’umidità interna compresa tra 40 % e 60 %
  • Evitare l’uso del condizionatore come deumidificatore continuo
  • Ventilare gli ambienti almeno due volte al giorno

I costi nascosti sulle bollette familiari

Un climatizzatore acceso cinque ore al giorno in inverno consuma mediamente tra 3 e 5 kWh quotidiani, con un impatto economico che può superare i 50 euro mensili nelle aree più fredde.

L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha indicato che negli ultimi tre anni il consumo domestico legato ai sistemi di climatizzazione è aumentato del 22 %. Una tendenza spinta dal desiderio di stabilizzare la temperatura interna tutto l’anno, ma raramente valutata in termini di efficienza energetica globale.

Modalità Consumo medio orario (kWh) Uso consigliato
Cool (raffreddamento) 1.2 – 1.8 Solo estate o ambienti caldi
Dry (deumidificazione) 0.8 – 1.3 Aree umide con clima mite
Heat (pompa di calore) 1.5 – 2.2 Inverno o mezze stagioni

Dove si accumula il rischio sanitario

I filtri dei condizionatori trascurati rappresentano una vera minaccia per chi soffre di allergie o asma. Secondo una verifica effettuata dall’Istituto superiore di sanità nel 2023 su oltre cento impianti domestici, nel 61 % dei casi sono stati rilevati batteri sopra i limiti consigliati.

L’accumulo di polveri e muffe genera microrganismi che vengono poi reimmessi nell’ambiente ogni volta che l’apparecchio si riaccende. Il rischio aumenta se si alternano brusche variazioni tra caldo e freddo: lo shock termico favorisce infiammazioni delle vie respiratorie superiori e disturbi circolatori negli anziani.

Cosa fare prima dell’accensione invernale

  • Pulire i filtri ogni due settimane durante l’uso intensivo
  • Verificare la tenuta dei tubi esterni alla prima gelata
  • Eseguire un controllo tecnico annuale certificato dal centro assistenza del produttore (es. Daikin, Mitsubishi Electric, Samsung)

L’alternativa più stabile: la regolazione automatica intelligente

I nuovi modelli dotati di sensori termici adattano automaticamente flusso e direzione dell’aria evitando sprechi e sbalzi improvvisi. Le analisi pubblicate dal Politecnico di Milano mostrano una riduzione media del consumo elettrico pari al 17 % grazie alla gestione automatica della temperatura rispetto all’impostazione manuale tradizionale.

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Tuttavia questa efficienza resta teorica se l’utente continua ad azionare funzioni improprie nei momenti sbagliati dell’anno. La tecnologia è utile solo quando le abitudini domestiche si adeguano alle logiche del risparmio energetico reale: regolare meno spesso significa mantenere meglio.

I veri vincitori della stagione fredda?

Chi usa correttamente la pompa di calore mantiene comfort costante senza dispersione energetica; chi insiste con le modalità errate paga due volte — in bolletta e in salute. La differenza sta nella conoscenza dei comandi e nella disciplina d’uso quotidiano, non nel marchio stampato sull’apparecchio.

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