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La verità è emersa – queste quattro fasce d’età ricevono le pensioni più basse

Secondo gli ultimi dati dell’INPS, la pensione media in Italia si attesta intorno a 1.

180 euro lordi al mese, ma per alcune generazioni l’importo reale scende sotto i 950 euro, creando un divario crescente tra fasce d’età.

Le generazioni penalizzate: i nati tra il 1948 e il 1952

Un’analisi incrociata dei dati INPS e Istat mostra che chi è nato tra il 1948 e il 1952 percepisce oggi assegni pensionistici inferiori rispetto alle coorti successive. Queste persone sono andate in pensione negli anni compresi tra il 2014 e il 2018, in un periodo di forte revisione del sistema previdenziale.

L’introduzione del metodo contributivo pro-rata e l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita hanno inciso in modo diretto sui calcoli, riducendo l’importo finale delle prestazioni per chi ha lasciato il lavoro proprio in quegli anni.

Anno di pensionamento Anno di nascita Pensione media mensile (lordo)
2014 1948 945 €
2015 1949 952 €
2016 1950 960 €
2018 1952 972 €

L’effetto delle riforme: dal metodo retributivo al contributivo

L’applicazione graduale della riforma Dini del 1995 ha segnato la transizione da un sistema basato sugli ultimi stipendi percepiti a uno fondato sui contributi effettivamente versati. Per chi ha lavorato negli anni Settanta e Ottanta con salari stagnanti, ciò ha comportato una perdita significativa nel calcolo dell’assegno finale.

L’effetto è stato amplificato dalla riforma Fornero del 2011, che ha innalzato l’età pensionabile e ridotto i margini di anticipo, ritardando l’uscita dal lavoro senza però garantire assegni più elevati.

I numeri che dividono: uomini contro donne, Nord contro Sud

I dati pubblici dell’INPS mostrano una frattura netta: gli uomini percepiscono mediamente il 35% in più rispetto alle donne, mentre al Nord le pensioni superano di circa 300 euro quelle del Mezzogiorno. Questo squilibrio riflette carriere più discontinue e redditi medi più bassi nelle regioni meridionali.

  • Pensione media uomini: 1.380 € mensili lordi
  • Pensione media donne: 1.020 € mensili lordi
  • Pensione media Sud Italia: 980 € mensili lordi
  • Pensione media Nord Italia: 1.280 € mensili lordi

Cosa cambia per chi deve ancora andare in pensione

I lavoratori nati dopo il 1970 potranno contare quasi esclusivamente sul metodo contributivo puro. Le previsioni della Ragioneria generale dello Stato stimano per questa fascia un tasso di sostituzione medio del 55% rispetto all’ultimo stipendio percepito, con punte minori per i lavoratori autonomi.

INPSÈ confermato dal governo: non è più possibile beneficiare dell’assegno per adulti disabili oltre questa somma

L’impatto del lavoro precario e delle interruzioni contributive rischia di accentuare ulteriormente le disuguaglianze già evidenti tra le generazioni precedenti.

I possibili correttivi allo studio del governo

Nell’agenda del Ministero del Lavoro sono allo studio interventi mirati per sostenere gli assegni più bassi: rivalutazioni straordinarie per le pensioni minime, incentivi alla previdenza complementare e revisione dei coefficienti di trasformazione dopo i 67 anni.

L’obiettivo dichiarato è evitare che chi ha contribuito regolarmente per decenni resti intrappolato nella soglia di povertà relativa fissata dall’Istat a circa 1.120 euro mensili per un single nel Centro-Nord.

Una questione aperta per milioni di famiglie italiane

Sul tavolo restano due interrogativi centrali: come garantire sostenibilità al sistema pubblico senza sacrificare equità intergenerazionale e quale ruolo potrà assumere la previdenza integrativa privata nei prossimi decenni. La risposta definirà non solo i bilanci familiari ma anche la tenuta sociale dell’intero Paese.

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