947 euro annui.
L’annuncio ufficiale del Ministero del Lavoro e dell’INPS segna una svolta attesa ma controversa. Dopo settimane di indiscrezioni, il governo ha confermato che superata una certa soglia economica non sarà più possibile percepire l’assegno destinato agli adulti con disabilità parziale o totale. Una misura che tocca direttamente migliaia di famiglie italiane già impegnate nella gestione quotidiana delle spese domestiche e sanitarie.
Il nuovo limite di reddito cambia la platea dei beneficiari
La cifra stabilita, 6.947 euro lordi annui, rappresenta la soglia oltre la quale l’assegno non potrà più essere erogato. Secondo i dati INPS, nel 2023 gli aventi diritto erano circa 1,1 milioni; con le nuove regole, oltre 90.000 persone rischiano di perdere il beneficio o di vederlo sospeso fino alla verifica successiva.
L’assegno mensile resta fissato a 333,33 euro per dodici mensilità, importo invariato rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la stretta sui redditi impone un controllo automatico dei flussi dichiarativi: ogni variazione comunicata all’Agenzia delle Entrate potrà determinare la decadenza immediata del contributo.
Chi perde e chi resta dentro ai nuovi parametri
Il provvedimento distingue nettamente tra chi vive solo con il proprio assegno e chi riceve ulteriori fonti di reddito, come pensioni indirette o piccoli compensi lavorativi. A essere penalizzati sono soprattutto coloro che hanno avviato percorsi d’inclusione professionale leggeri — lavori part‑time o borse lavoro — che ora rischiano di far superare il tetto previsto.
I patronati segnalano casi limite in cui bastano poche centinaia di euro in più per perdere un sostegno fondamentale alla quotidianità. La misura punta a favorire l’autonomia economica ma può generare l’effetto opposto: scoraggiare chi tenta un reinserimento graduale nel mercato del lavoro.
I controlli incrociati tra INPS e Agenzia delle Entrate
Il decreto prevede controlli semestrali sul reddito effettivo dei beneficiari attraverso le banche dati fiscali. In caso di scostamento superiore al 10% rispetto alla soglia dichiarata, l’erogazione viene sospesa in via cautelativa fino alla verifica definitiva.
| Parametro | Valore 2023 | Valore 2024 |
|---|---|---|
| Soglia reddituale annuale | 5.391 € | 6.947 € |
| Importo mensile assegno | 333,33 € | 333,33 € |
| Periodicità verifica redditi | Annuale | Semiannuale |
L’obiettivo dichiarato dal Ministero è rendere più equa la distribuzione delle risorse pubbliche e ridurre gli abusi accertati negli anni precedenti. Ma le associazioni per la disabilità ricordano che molti “abusi” derivano da errori burocratici e non da frodi intenzionali.
L’impatto sulle famiglie e le reazioni delle associazioni
I sindacati confederali e le principali organizzazioni come FAND e Fish chiedono correttivi immediati: l’indicatore del reddito individuale non tiene conto delle spese sanitarie ricorrenti né dell’aumento dei costi della vita registrato dall’Istat (+5,7% nel primo trimestre). Molti nuclei dovranno rivedere il bilancio familiare o rinunciare a servizi assistenziali privati.
- Aumento stimato delle richieste di bonus sociali per energia e acqua;
- Crescita della domanda nei centri comunali per il sostegno economico d’urgenza;
- Maggior carico gestionale per i patronati nelle pratiche di revisione INPS.

Cosa succede dopo la perdita dell’assegno
Dalla data di decadenza scatta un periodo di sei mesi durante il quale è possibile presentare nuova documentazione se si ritiene che il reddito effettivo sia inferiore al limite stabilito. In assenza di aggiornamenti entro tale termine, l’interessato dovrà inoltrare una nuova domanda da zero tramite portale INPS o tramite CAF autorizzato.
TendenzeDove posizionare un pothos in casa perché sviluppi foglie grandi e saneI centri per l’impiego stanno valutando incentivi mirati all’assunzione di persone con disabilità che perdono il sussidio. Tuttavia i tempi tecnici restano lunghi e non esiste ancora una misura compensativa nazionale strutturata.
Le eccezioni previste dal decreto
Restano esclusi dalla nuova limitazione coloro che percepiscono indennità di accompagnamento o pensione d’inabilità civile totale: questi trattamenti non sono soggetti al tetto reddituale appena introdotto. Per gli altri casi si applica invece la regola unica dei 6.947 euro annui.
L’INPS prevede un canale dedicato per chiarimenti telefonici e online; i Comuni ricevono istruzioni operative per assistere i cittadini nella compilazione dei moduli aggiornati. Il dibattito resta aperto tra chi vede in questa scelta una razionalizzazione necessaria della spesa pubblica e chi teme una nuova frattura sociale tra i cittadini più vulnerabili.

