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Questa abitudine nociva con il microonde è molto diffusa: un ricercatore lancia l’allarme

Secondo un’indagine condotta su oltre 2.000 famiglie italiane, più del 70% utilizza quotidianamente il forno a microonde per riscaldare pasti pronti o avanzi domestici.

La praticità ha reso il microonde uno degli elettrodomestici più presenti nelle cucine italiane. Ma dietro la comodità di un pasto riscaldato in pochi minuti, si nasconde un rischio spesso sottovalutato che riguarda non tanto il cibo, quanto ciò che lo contiene.

Un gruppo di ricercatori ha evidenziato come una pratica diffusa possa compromettere la sicurezza alimentare e la salute nel lungo periodo.

L’errore più comune: scaldare nel contenitore sbagliato

Il gesto è automatico: togliere dal frigorifero la vaschetta della cena avanzata e metterla direttamente nel microonde. Eppure, secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, circa il 60% dei contenitori utilizzati non è realmente adatto all’uso con le microonde.

Molti recipienti in plastica, anche quelli etichettati come “idonei al microonde”, contengono additivi che possono rilasciare sostanze chimiche se esposti a temperature elevate. L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha segnalato in più occasioni il pericolo legato alla migrazione di queste particelle negli alimenti.

  • I contenitori in polipropilene (PP) resistono fino a 120°C ma non sempre sono testati per tempi prolungati.
  • Le pellicole trasparenti da cucina possono deformarsi già a 90°C, favorendo la dispersione di composti indesiderati.
  • Le vaschette monouso da asporto spesso contengono residui di coloranti industriali sensibili al calore.

Secondo un ricercatore dell’Università di Padova specializzato in tossicologia ambientale, “riscaldare plastica e cibo insieme equivale a creare un piccolo laboratorio chimico dentro casa”. Il fenomeno riguarda soprattutto i pasti precotti conservati in confezioni leggere e riutilizzate più volte.

I rischi invisibili: microparticelle e interferenze ormonali

L’allarme scientifico si concentra sul rilascio di microplastiche e sostanze note come interferenti endocrini, capaci di alterare l’equilibrio ormonale anche in quantità minime.

Studi internazionali pubblicati tra il 2021 e il 2023 mostrano che durante una singola sessione di riscaldamento possono disperdersi oltre 5 milioni di frammenti microscopici nel cibo contenuto in plastica comune.

Gli effetti sulla salute non sono immediatamente percepibili ma si manifestano nel tempo: disturbi metabolici, aumento del rischio cardiovascolare e riduzione della fertilità sono tra le conseguenze più indagate dalla comunità scientifica.

Dati comparativi ufficiali

Tipo di materiale Rilascio medio di particelle (per porzione) Sicurezza d’uso dichiarata
Plastica leggera PET oltre 4 milioni Bassa
Polipropilene PP certificato circa 300 mila Media
Vetro temperato o ceramica nulla rilevata Alta

L’etichetta “microondabile” non basta a garantire sicurezza

Sulle confezioni domestiche appare spesso il simbolo delle onde stilizzate, interpretato come garanzia assoluta. In realtà, la normativa europea EN 15284 prevede test limitati alla deformazione del materiale e non all’interazione con gli alimenti.

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Significa che un prodotto può essere definito “microondabile” pur rilasciando residui se usato ripetutamente o a temperature superiori ai test standard (generalmente 100°C).

Diverse associazioni dei consumatori, tra cui Altroconsumo e Federchimica Ambiente, chiedono da tempo un aggiornamento dell’etichettatura obbligatoria per indicare chiaramente i limiti d’uso reale. Finora nessuna revisione è entrata in vigore nei regolamenti europei sui materiali a contatto con gli alimenti.

Cosa fare in casa per ridurre i rischi

Evitare danni non richiede grandi sforzi ma consapevolezza quotidiana. Il principio resta semplice: separare sempre il contenitore dalla funzione del riscaldamento. Trasferire gli alimenti in vetro o ceramica prima dell’uso riduce quasi totalmente il rischio di contaminazione termica.

  • Sostituire regolarmente i recipienti graffiati o opacizzati dal calore.
  • Evitare pellicole o coperchi sigillanti non certificati per alte temperature.
  • Preferire barattoli in vetro borosilicato o piatti smaltati senza decorazioni metalliche.
  • Mantenere un tempo massimo di riscaldamento inferiore ai tre minuti quando possibile.

Un’abitudine che divide: velocità contro sicurezza

L’industria del food delivery spinge verso soluzioni rapide e monouso; le famiglie cercano praticità nella gestione del tempo. Ma questa tensione tra efficienza e tutela sanitaria apre una questione più ampia sul consumo responsabile.

Scegliere materiali riutilizzabili comporta costi iniziali maggiori ma evita spese sanitarie future difficili da quantificare. Secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’esposizione cronica a interferenti plastici costa all’Europa oltre 160 miliardi di euro l’anno tra cure e perdita di produttività.

Alternative sicure per ogni tipo di alimento

I laboratori accreditati suggeriscono alcune combinazioni semplici che rispettano sia la salute sia la funzionalità domestica:

  • Cibi liquidi: tazze o ciotole in ceramica spessa con bordo alto.
  • Pasti solidi: piatti piani in vetro resistente agli shock termici.
  • Surgelati: scongelamento preliminare naturale prima del riscaldamento.
  • Coperchi: carta forno umida anziché pellicola plastica aderente.

L’immagine della comodità moderna messa alla prova

L’abitudine al microonde rappresenta uno specchio dei ritmi contemporanei: rapidi, funzionali, spesso inconsapevoli. La ricerca scientifica invita però a rallentare quel gesto automatico per recuperare controllo su ciò che entra nei nostri piatti.

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Le aziende produttrici saranno presto chiamate a dimostrare maggiore trasparenza sulla composizione dei materiali destinati al contatto alimentare — un passaggio obbligato se si vuole coniugare benessere domestico e progresso tecnologico.

 

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