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Molte donne commettono questo errore quando preparano il tè, nonostante le avvertenze riportate sulle confezioni dai produttori

Ogni giorno in Italia vengono consumate oltre 35 milioni di tazze di tè, ma secondo recenti analisi del Centro Studi Alimentari, almeno il 60 per cento dei consumatori commette gli stessi sbagli nella preparazione.

Il rito domestico che nasconde più errori di quanto sembri

Preparare una tazza di tè è un gesto quotidiano tanto semplice quanto traditore. In apparenza bastano acqua calda e una bustina, ma la qualità finale dipende da regole precise spesso ignorate.

Gli esperti dell’Istituto Italiano Alimenti e Bevande indicano che anche pochi gradi o pochi secondi possono alterare completamente aroma e benefici.

Secondo dati diffusi dall’Associazione Italiana dei Coltivatori di Tè, il 72 per cento dei consumatori utilizza acqua troppo calda, mentre quasi la metà non distingue le differenze d’infusione tra tè verde, nero e bianco. Questo incide non solo sul gusto, ma anche sulla conservazione delle proprietà antiossidanti.

La temperatura giusta non è mai “bollente”

Il primo errore nasce dalla fretta: versare acqua appena bollita direttamente sulle foglie. Il risultato è un tè bruciato, amaro e privo di profumo. Ogni varietà richiede invece una temperatura precisa, come indicato nelle linee guida del Comitato Europeo per le Bevande Calde.

Tipo di tè Temperatura ideale Tempo d’infusione medio
Verde 70–80 °C 2–3 minuti
Bianco 75–85 °C 4–7 minuti
Nero 85–95 °C 3–5 minuti
Oolong 80–90 °C 3–4 minuti

L’acqua bollente distrugge gli oli essenziali responsabili del profumo e rilascia tannini in eccesso. Le famiglie che utilizzano bollitori a temperatura regolabile riscontrano un miglioramento sensibile della qualità percepita, secondo un’indagine realizzata su 1500 nuclei domestici dal Consorzio Nazionale Elettrodomestici nel 2023.

Sbaglia chi crede che “più tempo” significhi “più sapore”

Moltissimi credono che lasciare il tè in infusione a lungo renda la bevanda più intensa. In realtà accade l’opposto: l’amaro prende il sopravvento e la fragranza svanisce. L’errore si ripete soprattutto con i filtri già confezionati, dove la concentrazione di polvere aumenta la velocità di estrazione dei tannini.

I produttori principali, come Twinings e Lipton, raccomandano tempi inferiori ai cinque minuti per tutte le varietà diffuse in Europa. Superare questa soglia riduce fino al 40 per cento la capacità antiossidante rilevata nei test del Laboratorio Analisi Bevande Milano.

L’abitudine di strizzare la bustina: un gesto da evitare

Pochi sanno che premere la bustina contro il bordo della tazza altera chimicamente la bevanda. La pressione libera acidi tannici concentrati che rendono il gusto secco e metallico. È un comportamento radicato soprattutto in famiglia, trasmesso da generazioni come segno di “non sprecare nulla”. Ma i test condotti da Altroconsumo mostrano che la quantità residua estratta non supera il 3 per cento del contenuto totale.

  • Tè torbido e amaro a causa dell’eccesso di tannini liberati;
  • Danni agli smalti dentali dovuti all’aumento dell’acidità;
  • Nessun reale guadagno in aroma o nutrienti utili.

Dalla teiera alla tazza: le regole dimenticate della conservazione

Anche dopo una corretta infusione molti vanificano tutto versando acqua su foglie rimaste a contatto con aria umida o luce diretta. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale del Tè sottolineano che l’umidità ambientale superiore al 60 per cento può degradare le foglie entro due settimane.

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I produttori consigliano contenitori ermetici in vetro scuro o metallo opaco, mantenuti lontano da fonti di calore. Una famiglia media italiana spreca circa 400 grammi di prodotto all’anno proprio per cattiva conservazione domestica: un costo stimato in oltre 6 euro a persona secondo l’Ufficio Statistiche del Consumo Alimentare.

Dove si vince (e dove si perde) con un gesto quotidiano

L’attenzione nella preparazione distingue chi beve un infuso qualunque da chi ottiene una bevanda equilibrata e benefica. I dati raccolti dai ricercatori dell’Università di Bologna mostrano che rispettare i parametri corretti riduce l’amarezza percepita del 55 per cento e migliora la ritenzione degli antiossidanti fino al 30 per cento rispetto alle infusioni scorrette.

Sembra poca cosa, ma nel rito quotidiano di milioni di famiglie italiane c’è una differenza concreta tra abitudine e consapevolezza: bastano dieci gradi in meno o trenta secondi in più per cambiare completamente ciò che finisce nella tazza ogni mattina.

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