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Microplastiche presenti in queste bibite: ecco le bevande da evitare assolutamente

Una recente analisi ha rilevato fino a 62 particelle di microplastica in una singola bottiglia di bevanda gassata, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei prodotti più consumati dalle famiglie italiane.

Microplastiche ovunque: la scoperta che mette in allarme i consumatori

Le microplastiche sono frammenti inferiori ai cinque millimetri derivati dalla degradazione di polimeri sintetici come il polietilene e il polipropilene. Studi indipendenti hanno confermato la loro presenza in fiumi, mari, alimenti e ora anche in bevande industriali.

Un’indagine condotta da un’associazione ambientalista europea in collaborazione con laboratori certificati ha analizzato oltre trenta campioni di bevande gassate vendute nei supermercati italiani. Tutti i campioni sono risultati contaminati in misura variabile, con concentrazioni che vanno da 12 a 62 microparticelle per litro.

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L’ipotesi principale riguarda l’usura del tappo e della filettatura delle bottiglie in PET durante l’apertura e la chiusura ripetuta, un gesto quotidiano che libera minuscoli frammenti nella bevanda stessa.

Le marche più coinvolte secondo le analisi indipendenti

I test hanno riguardato marchi diffusi come Coca‑Cola, Fanta, Schweppes e Pepsi. In più della metà dei casi è stata rilevata una contaminazione superiore alla media osservata nelle acque minerali imbottigliate.

Marchio Media microparticelle per litro
Coca‑Cola 46
Schweppes Indian Tonic 62
Fanta 39
Pepsi 34

I risultati non costituiscono una violazione diretta delle attuali norme europee, poiché non esistono limiti specifici per la presenza di microplastiche nelle bevande. Tuttavia, l’assenza di regolamentazione evidenzia una zona grigia che rischia di lasciare i consumatori senza tutele concrete.

Cosa accade nel nostro organismo quando ingeriamo microplastiche

Le ricerche mediche indicano che le particelle più piccole possono attraversare le barriere intestinali ed entrare nel flusso sanguigno. Alcuni studi hanno individuato tracce di microplastiche nel tessuto polmonare e nella placenta umana.

Anche se gli effetti a lungo termine non sono ancora del tutto chiariti, i primi dati suggeriscono potenziali correlazioni con disturbi endocrini, infiammazioni croniche e alterazioni del microbiota intestinale. L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha avviato una valutazione scientifica per definire possibili soglie di rischio entro il 2026.

Bambini e adolescenti: i più esposti al rischio nascosto

Nelle fasce più giovani il consumo di bevande zuccherate è doppio rispetto agli adulti. Secondo dati NielsenIQ relativi al 2023, il 68 % degli adolescenti italiani consuma almeno due lattine di soda alla settimana. Questo significa un’esposizione potenzialmente maggiore anche ai residui plastici presenti nei contenitori.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già segnalato l’urgenza di ridurre la dipendenza da prodotti confezionati in plastica monouso, specialmente nei contesti scolastici e familiari. Alcune scuole del Nord Italia stanno sperimentando distributori automatici privi di bottiglie in PET per limitare la dispersione ambientale e il contatto diretto con tali materiali.

Cosa può fare chi consuma abitualmente bibite gassate

  • Scegliere confezioni in vetro riutilizzabile o in lattina riciclabile;
  • Evitare di aprire e richiudere ripetutamente la stessa bottiglia;
  • Conservare le bevande lontano da fonti di calore che accelerano la degradazione della plastica;
  • Preferire acque aromatizzate naturali o succhi freschi senza contenitori plastici.

Diversi produttori si stanno muovendo verso alternative più sostenibili: bottiglie in bioplastica compostabile o sistemi di refill. Tuttavia queste soluzioni restano marginali rispetto alla produzione globale.

L’assenza di regole chiare divide industria e scienza

Mentre le aziende sottolineano che le quantità rilevate sarebbero “trascurabili”, i ricercatori chiedono standard comuni e metodi ufficiali di misurazione. La Commissione Europea ha annunciato una proposta legislativa sui nanomateriali entro fine anno, includendo anche le microplastiche ingeribili.

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Se adottata, questa normativa potrebbe trasformare il mercato delle bevande confezionate introducendo limiti obbligatori e sistemi di etichettatura specifica. Un cambiamento destinato a incidere sia sui costi produttivi sia sulle abitudini dei consumatori domestici.

Alternative sicure per famiglie e bambini

L’acqua filtrata del rubinetto resta il metodo più economico ed ecologico per ridurre l’esposizione alle microplastiche. Filtri certificati a carbonio attivo possono trattenere parte delle particelle sospese derivanti dai sistemi idrici urbani.

Anche tè freddi preparati in casa o infusioni senza zucchero rappresentano opzioni salutari. Il ritorno al vetro a rendere — già introdotto da alcune cooperative italiane — mostra che esistono soluzioni concrete compatibili con un consumo responsabile e sicuro per tutta la famiglia.

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