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Queste bevande che molti italiani consumano possono aumentare il rischio di ictus secondo uno studio

Un’analisi condotta su oltre 27 000 adulti ha rilevato che alcune bevande comunemente presenti nelle cucine italiane possono incrementare fino al 37 % la probabilità di un episodio cerebrovascolare.

La ricerca che mette in discussione abitudini quotidiane

I ricercatori hanno confrontato le abitudini alimentari di migliaia di persone, individuando una correlazione diretta tra consumo frequente di determinate bevande e incidenza di ictus ischemico o emorragico.

Il dato più sorprendente riguarda proprio prodotti considerati innocui o addirittura salutari.

L’indagine è stata pubblicata su una rivista scientifica internazionale e ha coinvolto centri clinici europei e nordamericani. I partecipanti, monitorati per diversi anni, hanno compilato questionari sulle loro abitudini alimentari, mentre i ricercatori registravano parametri come pressione arteriosa, peso corporeo e glicemia.

Il punto di svolta: una soglia precisa di consumo giornaliero oltre la quale il rischio aumenta sensibilmente, indipendentemente da età o sesso.

Le bevande sotto accusa

Dalla soda alle varianti “light”, le bevande gassate rappresentano la prima categoria associata a un incremento del rischio vascolare. Gli zuccheri aggiunti, ma anche gli edulcoranti artificiali, sembrano alterare il metabolismo e favorire l’infiammazione dei vasi sanguigni.

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I succhi industriali non si collocano molto meglio. Anche quelli etichettati come “100 % frutta” contengono spesso quantità elevate di zuccheri naturali concentrati, con un effetto analogo a quello delle bibite gasate sul sistema circolatorio.

Infine, il caffè: amato da milioni di italiani, se consumato in dosi superiori a quattro tazze al giorno può accentuare la pressione arteriosa e peggiorare la rigidità delle arterie cerebrali. Non si tratta di demonizzare la bevanda simbolo del Paese, ma di ricordarne i limiti fisiologici.

Bevanda Aumento medio stimato del rischio
Bibite gassate (zuccherate o light) +22 %
Succhi industriali +37 %
Caffè oltre 4 tazze/die +37 %

L’impatto sanitario in Italia

L’ictus è tra le prime cause di morte nel nostro Paese secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Ogni anno si stimano circa 150 000 nuovi casi, metà dei quali riguardano persone ancora in età lavorativa. La prevenzione passa dunque anche dal bicchiere.

Nelle linee guida ministeriali aggiornate nel 2023 si raccomanda di limitare le bevande ad alto contenuto calorico e preferire acqua o infusi senza zucchero. Alcune Regioni stanno avviando campagne informative nelle scuole per educare i ragazzi alla scelta consapevole dei prodotti da bere durante la giornata.

Cosa possono fare le famiglie

Nelle case italiane il consumo domestico rappresenta quasi due terzi delle vendite complessive di soft drink. Ridurre gradualmente la quantità acquistata è spesso sufficiente per cambiare abitudine senza rinunce drastiche. Un’alternativa concreta è preparare succhi freschi o acque aromatizzate con erbe e agrumi.

  • Mantenere sempre una bottiglia d’acqua a portata di mano;
  • Sostituire le bibite zuccherate con tisane fredde senza dolcificanti;
  • Limitare il caffè a tre tazzine al giorno;
  • Evitare succhi preconfezionati destinati ai bambini.

Le contraddizioni del mercato e la risposta dell’industria

I grandi marchi del beverage sottolineano l’importanza della libertà di scelta del consumatore e puntano su versioni “zero zuccheri”. Tuttavia gli studi mostrano che anche gli edulcoranti possono interferire con la regolazione della glicemia e con il microbiota intestinale.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha avviato nuove valutazioni sugli additivi più diffusi. Le associazioni dei consumatori chiedono etichette più chiare sulle porzioni consigliate e sui possibili effetti cardiovascolari dell’abuso prolungato.

Dove si gioca la partita della prevenzione

Il confine tra piacere quotidiano e rischio sanitario è sottile: pochi bicchieri in più ogni giorno possono fare la differenza in termini statistici.

Gli esperti suggeriscono un approccio pragmatico: modificare lentamente le abitudini invece di adottare regimi estremi difficili da mantenere nel tempo.

PrevenzioneRatto o topo: confronto dell’intelligenza reale e del pericolo

Resta aperto il dibattito su quanto peso attribuire alle singole bevande rispetto ad altri fattori come sedentarietà o fumo. Ma i numeri dell’epidemiologia restano inequivocabili: lo stile di vita moderno tende a moltiplicare i fattori di rischio cerebrale ben oltre quanto percepito dalle famiglie italiane.

 

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