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Iniziate a mangiare regolarmente, non solo nei giorni di festa aiuta la digestione e i dolori articolari

Secondo l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti, meno del 12% delle famiglie italiane consuma radice di rafano più di una volta al mese, nonostante le sue note proprietà benefiche per l’organismo.

Il rafano, un ortaggio dimenticato nei giardini italiani

Un tempo coltivato in ogni cortile rurale, oggi il rafano sopravvive quasi solo nei mercati contadini o negli angoli dei banchi delle verdure tradizionali. È una pianta perenne che cresce spontanea in Europa e Asia, riconoscibile per la sua radice lunga, carnosa e biancastra.

In commercio è disponibile sia fresco sia in versione grattugiata in vasetto, più comune nelle grandi città dove la preparazione domestica è ormai rara. Secondo Coldiretti, la domanda stagionale aumenta del 40% durante la settimana di Pasqua.

La parte più preziosa resta la radice principale: spessa, soda e ricca di composti aromatici solforati che ne determinano il caratteristico sapore pungente. Le radici secondarie, più sottili, hanno invece un aroma attenuato e sono meno indicate per l’uso terapeutico.

Un concentrato naturale di minerali e vitamine

Le analisi del CREA indicano che 100 grammi di rafano forniscono fino a 80 mg di vitamina C e quantità significative di calcio, potassio e ferro. Un apporto che supera quello di molti agrumi e contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario.

Vitamina CNei negozi se ne trovano in abbondanza ma la mangiamo solo nei giorni di festa la frutta ideale per un cuore più sano articolazioni forti e meno infiammazioni

La radice contiene anche glucosinolati e oli essenziali ad azione antibatterica. Queste sostanze vengono liberate quando il rafano viene tagliato o grattugiato, motivo per cui il suo aroma è tanto intenso quanto effimero.

Sostegno in caso di raffreddore

Nella tradizione popolare dell’Europa centrale il rafano grattugiato veniva mescolato a miele per alleviare tosse e congestione nasale. Gli studi dell’Università di Poznań confermano un effetto mucolitico dovuto agli isotiocianati naturali presenti nella radice.

Sollievo per articolazioni e muscoli

L’impiego esterno del rafano è documentato in molte farmacopee antiche: impacchi con polpa fresca applicata sulle zone dolenti riducono temporaneamente dolore e gonfiore legati ad artrite o traumi muscolari. La sensazione urticante deriva dagli stessi composti solforati responsabili dell’effetto riscaldante locale.

Aiuto alla digestione

I medici della Scuola Superiore Sant’Anna indicano che i principi attivi del rafano stimolano la secrezione gastrica favorendo la digestione delle proteine animali. È consigliato come condimento naturale per piatti grassi o difficili da digerire, purché usato in piccole quantità.

  • Aumenta la produzione di succhi gastrici
  • Contrasta gonfiore addominale
  • Migliora l’assorbimento dei nutrienti
  • Pulisce naturalmente le vie respiratorie

Dal pranzo pasquale alla tavola quotidiana

Il rafano accompagna da secoli carni bollite, salumi affumicati e uova sode nelle tavole pasquali dell’Europa orientale. In Italia rimane confinato a poche ricette regionali — dal “cren” trentino alle salse friulane — ma sta tornando d’interesse tra chi cerca alimenti funzionali.

Nelle cucine moderne può essere usato per insaporire pesce bianco, formaggi freschi o verdure al vapore. Una punta nel purè o nello yogurt crea salse leggere ma aromatiche, alternative alle maionesi industriali ricche di grassi saturi.

Forma disponibile Utilizzo consigliato Durata media
Radice fresca Salse fatte in casa e condimenti 7-10 giorni in frigorifero
Grattugiato in vasetto Aggiunta pronta ai piatti caldi Fino a 6 mesi dopo l’apertura se conservato al freddo
Essiccato o in polvere Miscele speziate e marinature Circa 12 mesi in contenitore ermetico

L’equilibrio tra beneficio e cautela

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare raccomanda un consumo moderato: non oltre 15 grammi al giorno per adulti sani. Dosi superiori possono irritare le mucose gastriche o provocare bruciori a chi soffre di reflusso gastroesofageo.

Sono sconsigliati gli impacchi diretti su pelli sensibili o lesionate. In questi casi si preferiscono preparazioni diluite o creme contenenti estratti standardizzati reperibili in farmacia.

Dalla curiosità alla pratica quotidiana

L’interesse crescente verso i rimedi naturali ha riportato il rafano nelle liste della spesa salutista insieme a zenzero e curcuma. Alcune aziende agricole italiane lo stanno reintroducendo come coltura complementare grazie alla sua rusticità e al basso fabbisogno idrico.

Vitamina CQuesti due prodotti di punta dell’inverno non vanno d’accordo sulla pelle, non bisogna assolutamente applicarli insieme

A fronte del ritorno economico ancora modesto — meno di 300 ettari coltivati secondo Istat — il valore nutrizionale riconosciuto spinge sempre più famiglie a riscoprire questo ortaggio antico non solo nei giorni di festa ma durante tutto l’anno.

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