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Sembra un disneyland abbandonato il complesso residenziale da fiaba che fa rabbrividire

Nel cuore della Turchia nordoccidentale, a Mudurnu, più di 500 ville rimangono vuote da anni nonostante un investimento iniziale stimato oltre i 200 milioni di dollari.

Un sogno immobiliare costruito per attirare i ricchi del mondo

Burj Al Babas nasce nel 2014 come progetto simbolo dell’ottimismo economico turco. L’obiettivo era chiaro: creare un quartiere di lusso per investitori provenienti dal Medio Oriente e dall’Europa occidentale.

Settecentotrenta castelletti identici, balconi in marmo e torrette gotiche dovevano offrire un rifugio esclusivo tra Ankara e Istanbul. Ogni villa era proposta a circa 400 000 dollari, con la promessa di rendimenti elevati e una rivalutazione costante del valore immobiliare.

TendenzeÈ sufficiente aggiungere mezzo bicchiere di questo prodotto a ogni lavaggio delle tende per farle tornare bianche e leggere come nuove

L’impresa costruttrice Sarot Group annunciò allora contratti preliminari per oltre la metà delle unità. Ma già nel 2018 le vendite rallentarono bruscamente, colpite dal crollo della lira turca e dal calo degli investimenti stranieri.

Dalle promesse di lusso al silenzio di una città fantasma

Nel gennaio 2019 il tribunale commerciale di Bolu dichiarò la società in insolvenza con debiti superiori a 25 milioni di dollari. Le gru si fermarono, le case rimasero senza infissi e gli operai se ne andarono lasciando alle spalle interi isolati incompiuti.

Oggi Burj Al Babas è una sequenza surreale di castelli vuoti che riflette l’impatto della speculazione edilizia sull’economia locale. Solo una minima parte delle strutture rispetta le norme di abitabilità fissate dal Ministero dell’Ambiente turco nel 2021.

I dati del municipio di Mudurnu indicano che meno del 5 % del complesso è stato acquistato da privati negli ultimi tre anni, spesso per progetti fotografici o iniziative turistiche temporanee.

L’effetto domino sul mercato e sulle famiglie locali

Il fallimento ha travolto decine di piccole imprese subappaltatrici della regione. Si stima che oltre 250 lavoratori abbiano perso il posto tra il 2019 e il 2020, secondo i dati forniti dalla Camera dell’edilizia di Bolu.

  • Aziende edilizie indebitate con le banche locali
  • Famiglie senza salario né indennità complete
  • Terreni agricoli riconvertiti in aree edili mai completate

Mentre i costruttori cercavano capitali esteri, le comunità rurali limitrofe hanno visto ridursi i servizi pubblici: scuole chiuse, strade deteriorate e un incremento dei prezzi immobiliari nelle zone ancora attive.

Le nuove regole turche sugli investimenti immobiliari

Dopo lo scandalo Burj Al Babas, l’Autorità per la regolamentazione edilizia (TOKİ) ha introdotto nel 2022 limiti più severi sulla vendita anticipata degli immobili non completati. I contratti devono ora garantire fideiussioni equivalenti al 10 % del valore dell’opera.

Anno Provvedimento Effetto principale
2020 Sospensione licenze incomplete Blocco dei cantieri oltre il 40 % non ultimato
2021 Censimento progetti turistici fermi Identificazione di oltre 60 complessi parzialmente costruiti
2022 Riforma fideiussioni immobiliari Tutela dei compratori contro fallimenti societari

L’immagine che resta: un monito in pietra bianca

Lontano dai circuiti turistici, le mini‑torri gotiche continuano a dominare il paesaggio come monumento all’eccesso finanziario. Gli esperti dell’Università tecnica del Medio Oriente hanno definito Burj Al Babas “un caso emblematico d’inversione immobiliare” nel rapporto pubblicato nel dicembre 2023.

I droni mostrano file ordinate di castelletti identici immersi nella nebbia anatolica — immagine diventata virale sui social come simbolo della distanza tra ambizione e realtà economica.

Burj Al Babas oggi [FOTO]

Vista aerea delle ville abbandonate di Burj Al Babas

Cosa resta da salvare per chi investe o abita ancora lì

Pochi acquirenti resistono sperando in una ripresa del progetto tramite nuovi fondi pubblici o privati. Il governo locale valuta incentivi fiscali fino al 15 % per chi completerà le strutture entro il 2026.

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Nella valle si parla già di conversione parziale in resort ecologici o set cinematografici, mentre gli abitanti chiedono garanzie su sicurezza elettrica e gestione idrica rimaste sospese dopo la bancarotta della Sarot Group.

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