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Nuove terapie geniche che possono ripristinare la memoria perduta con l’età

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre il 35% delle persone sopra i 70 anni manifesta una perdita significativa della memoria, con conseguenze dirette sulla qualità della vita e sull’autonomia.

Un laboratorio americano riaccende la speranza

Alla Virginia Tech University, un gruppo di ricercatori ha testato due tecniche di ingegneria genetica in grado di invertire il declino cognitivo osservato in modelli animali anziani. Le prove hanno mostrato un recupero misurabile della memoria a seguito della riattivazione di specifici geni cerebrali silenziati dall’età.

L’équipe guidata dal professor Timothy Jarom ha manipolato vie molecolari legate alla comunicazione tra neuroni. Gli esperimenti indicano che l’invecchiamento non distrugge irrimediabilmente le funzioni mnemoniche ma le “disattiva”, rendendo possibile una loro riaccensione mirata.

Il cervello invecchia in modo diseguale

Le analisi pubblicate su Neuroscience evidenziano variazioni regionali nel processo di K63‑polyubiquitinazione, un sistema interno che regola la funzione delle proteine neuronali. Nel cervello anziano, questo equilibrio si altera: nell’ippocampo aumenta, nell’amigdala diminuisce.

Usando la tecnologia CRISPR‑dCas13, gli studiosi hanno modulato tale attività ottenendo un netto miglioramento nei test di memoria. I risultati suggeriscono che ogni area cerebrale richiede un intervento calibrato — e che correggere anche un solo meccanismo può restituire funzioni compromesse.

Area cerebrale Tendenza con l’età Effetto dell’intervento CRISPR‑dCas13
Ippocampo Aumento dell’attività K63 Miglioramento memoria spaziale
Amigdala Diminuzione dell’attività K63 Miglioramento memoria emotiva

Riattivare un gene dormiente

Nella seconda fase della ricerca, documentata sul Brain Research Bulletin, il team ha puntato al gene IGF2, noto per favorire la formazione dei ricordi. Con l’età questo gene viene chimicamente spento attraverso metilazione del DNA. Grazie al sistema CRISPR‑dCas9 i ricercatori sono riusciti a rimuovere tali marcatori e a riattivare IGF2 nelle cellule nervose mature.

Dopo la riattivazione, topi anziani hanno mostrato prestazioni mnemoniche paragonabili a quelle di esemplari molto più giovani. L’efficacia è risultata però dipendente dal momento dell’intervento: nessun effetto rilevante è stato osservato su soggetti di mezza età ancora cognitivamente sani.

  • IGF2 risulta espresso solo dalla copia ereditaria materna;
  • con l’avanzare degli anni questa copia tende a spegnersi naturalmente;
  • la sua riattivazione comporta un aumento delle capacità di apprendimento nei modelli testati.

Dalla sperimentazione animale alle incognite cliniche

I dati attuali restano confinati allo stadio preclinico. Nessuna prova sull’uomo è ancora disponibile e non esistono protocolli approvati dalle autorità regolatorie statunitensi o europee per tali terapie geniche anti‑età. Gli studiosi stimano che serviranno almeno cinque anni per completare i test di sicurezza richiesti dalla Food and Drug Administration prima di qualunque applicazione terapeutica.

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L’elemento divisivo riguarda proprio il confine etico: intervenire geneticamente sul cervello per contrastare l’invecchiamento solleva interrogativi su rischi, costi e accessibilità. Per alcuni si tratta di un passo verso una medicina preventiva personalizzata; per altri, di una deriva biotecnologica destinata a pochi privilegiati.

L’impatto potenziale sulle famiglie e sulla sanità pubblica

In Italia si stimano circa 1,4 milioni di persone affette da demenze senili; l’assistenza familiare rappresenta oltre il 70% del carico totale di cura. Se simili approcci si dimostrassero efficaci sull’uomo, potrebbero ridurre drasticamente il peso economico e sociale dell’assistenza a lungo termine.

I centri neurologici universitari monitorano già gli sviluppi del progetto statunitense per valutarne la trasferibilità in studi clinici europei. Una sfida scientifica ma anche politica: decidere chi potrà beneficiare per primo di trattamenti capaci — forse — di restituire ciò che il tempo toglie alla mente umana.

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