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80 marche di birra spariscono dagli scaffali – la più grande catena tedesca le ritira dal mercato

Oltre 80 varietà di birra, tra cui marchi noti come Beck’s e Corona, scompariranno progressivamente da circa 11.

000 punti vendita tedeschi della catena Edeka a seguito di un conflitto sui prezzi.

Un braccio di ferro tra Edeka e il colosso mondiale AB InBev

La rete di supermercati Edeka ha deciso di non accettare l’aumento fino a 20 centesimi per bottiglia richiesto dal gruppo AB InBev, leader mondiale nella produzione di birra. La richiesta avrebbe comportato un aggravio di diversi milioni di euro l’anno per la distribuzione tedesca, giudicato sproporzionato rispetto all’effettivo incremento dei costi industriali.

L’azienda belga-americana controlla alcuni tra i marchi più venduti in Europa. Secondo fonti interne al settore, la trattativa si è interrotta dopo settimane di confronto senza esito. Da qui la scelta della catena tedesca: sospendere gli ordini e lasciare esaurire le scorte già presenti sugli scaffali.

  • Marchi coinvolti: Beck’s, Franziskaner, Leffe, Budweiser, Stella Artois, Corona, San Miguel
  • Punti vendita interessati: circa 11.000 in Germania
  • Aumento richiesto: fino a 20 centesimi per bottiglia
  • Effetto economico stimato: diversi milioni di euro annui

I consumatori tra fedeltà al gusto e ricerca del prezzo giusto

Nelle città tedesche dove il marchio Edeka è più diffuso, molti clienti troveranno nei prossimi giorni scaffali parzialmente vuoti nel reparto birre. Le bottiglie già distribuite continueranno a essere vendute finché disponibili, ma non sono previsti nuovi rifornimenti dei marchi AB InBev.

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L’episodio riaccende il dibattito sul potere contrattuale dei grandi gruppi alimentari e sulla capacità delle catene distributive di contenere i rincari al consumo. Alcuni analisti ricordano che il prezzo medio della birra in Germania è cresciuto del 12% negli ultimi due anni, con effetti diretti sulle abitudini delle famiglie.

Una disputa che si ripete: precedenti illustri nel largo consumo

Non è la prima volta che Edeka interrompe la collaborazione con multinazionali del settore. Già nel 2023 il gruppo aveva sospeso la vendita dei cereali Kellogg’s – dai Cornflakes ai Frosties – per divergenze simili sui listini. Ancora prima erano stati bloccati per oltre un anno i prodotti Mars come Snickers o Whiskas.

Il modello è lo stesso: rifiuto dell’aumento imposto dal fornitore e progressiva sostituzione con alternative locali o private label. Una strategia che negli ultimi mesi ha rafforzato le birre regionali e artigianali tedesche, spesso vendute a margini inferiori ma percepite come più autentiche dai consumatori.

Dati ufficiali sul mercato della birra in Germania

Anno Produzione nazionale (milioni hl) Variazione % rispetto all’anno precedente
2021 85,3 -2,7%
2022 87,4 +2,5%
2023 83,9 -4%
2024 (stime) 82,7 -1,4%

I dati dell’Ufficio federale di statistica mostrano un calo costante nella produzione nazionale dopo il picco post-pandemia. Le importazioni coprono oggi oltre il 10% del consumo interno e includono proprio molti marchi di AB InBev ora esclusi da Edeka.

Cosa cambia per le famiglie tedesche e quali alternative restano

L’assenza dei marchi internazionali sugli scaffali potrebbe modificare temporaneamente le scelte d’acquisto. Secondo le associazioni dei consumatori tedesche (Verbraucherzentrale), l’impatto sui prezzi finali sarà limitato nel breve periodo ma potrebbe aumentare se altri distributori seguiranno l’esempio di Edeka.

I piccoli produttori locali vedono invece un’occasione per riconquistare spazio nelle grandi catene. Diverse cooperative regionali hanno già annunciato accordi temporanei per ampliare la fornitura di birre bavaresi e renane alle filiali rimaste senza Beck’s o Corona.

Un conflitto che supera il caso singolo

L’episodio riflette una tensione crescente nel commercio alimentare europeo: i produttori globali spingono per trasferire sui listini l’aumento dei costi energetici e logistici; i distributori cercano invece di proteggere il potere d’acquisto dei consumatori in un contesto inflazionistico ancora instabile. L’equilibrio tra margine industriale e accessibilità resta fragile, e ogni trattativa fallita rischia di trasformarsi in un segnale politico oltre che economico.

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