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La NASA sorpresa da nuove scoperte sulla cometa 3I/ATLAS – sembrava impossibile, ma è reale

Il telescopio Swift della NASA ha rilevato emissioni ultraviolette compatibili con la presenza di acqua su un corpo interstellare situato a circa 670 milioni di chilometri dal Sole.

Un oggetto interstellare che sfida le regole dell’astrofisica

La cometa 3I/ATLAS è soltanto il terzo oggetto mai registrato proveniente da fuori del nostro Sistema Solare. La sua traiettoria iperbolica, calcolata dal Jet Propulsion Laboratory, mostra che non orbita attorno al Sole ma lo attraversa, per poi proseguire nel vuoto interstellare.

Secondo i dati NASA, la massima vicinanza alla Terra avverrà a circa 1,8 unità astronomiche, pari a oltre 270 milioni di chilometri: nessun rischio d’impatto, ma un’occasione unica per osservare un visitatore cosmico.

L’origine extragalattica e la composizione inattesa collocano 3I/ATLAS accanto ad altri due casi storici: l’asteroide Oumuamua (2017) e la cometa Borisov (2019). L’acronimo “3I” indica appunto la terza scoperta “interstellare”.

L’acqua dove non dovrebbe esistere

I ricercatori hanno identificato segnali di idrossile (OH), molecola che si forma quando la luce solare scinde l’acqua. Ciò suggerisce un rilascio continuo di vapore acqueo — un fenomeno considerato impossibile a quella distanza dalla nostra stella.

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Cometa 3I/ATLAS osservata dal telescopio Swift della NASA

Il fisico Dennis Bodewits dell’Auburn University ha stimato una perdita di circa 40 chilogrammi d’acqua ogni secondo. La spiegazione più plausibile chiama in causa minuscoli grani di ghiaccio che si staccano dal nucleo e sublimano nello spazio freddo prima di raggiungere il perielio.

  • Distanza della scoperta: tre volte quella tra Terra e Sole;
  • Tasso di perdita d’acqua: 40 kg/s;
  • Velocità media stimata: oltre 30 km/s;
  • Periodo d’osservazione previsto: novembre–dicembre 2025.

L’enigma delle accelerazioni anomale

I modelli dinamici elaborati dal JPL segnalano leggere accelerazioni non gravitazionali nella rotta della cometa, simili a quelle osservate su Oumuamua. Effetti termici o emissioni asimmetriche potrebbero spiegarle, ma nessun modello appare definitivo.

Oggetto interstellare Anno di scoperta Anomalia rilevata
Oumuamua 2017 Accelerazione residua inspiegata
Borisov 2019 Nessuna anomalia significativa
3I/ATLAS 2024* Spostamenti non gravitazionali lievi

Dalla costellazione del Sagittario alla mente umana: cosa dice questa scoperta

Il percorso tracciato retrospettivamente indica che 3I/ATLAS proviene dalla direzione del Sagittario, regione in cui si trova il centro galattico. Il viaggio potrebbe essere durato milioni o miliardi di anni prima dell’ingresso nel nostro sistema planetario.

L’oggetto è attualmente nascosto dietro al Sole e sarà nuovamente visibile nella seconda metà del 2025. Gli osservatori terrestri potranno così verificare le ipotesi sull’attività del ghiaccio e sulle emissioni anomale.

L’eco delle parole di Stephen Hawking e il dibattito sul “bosco oscuro”

L’interesse per questo corpo celeste riapre interrogativi antichi. Già nel 2010 Stephen Hawking, nel documentario “Into the Universe”, metteva in guardia dai rischi legati a contatti con eventuali civiltà extraterrestri dotate di tecnologia superiore, paragonandoli all’arrivo dei colonizzatori europei nelle Americhe.

Nello stesso solco si inserisce la cosiddetta “Dark Forest theory”, resa popolare dallo scrittore cinese Liu Cixin. L’idea è che l’universo sia popolato da civiltà intelligenti che restano silenziose per timore reciproco. In questo scenario, ogni segnale rappresenterebbe una possibile minaccia o una speranza mal riposta.

Cosa attendersi nel 2025: dati, strumenti e incognite future

La data chiave indicata dagli astrofisici è il 19 dicembre 2025, quando la cometa passerà a circa due unità astronomiche dalla Terra. Sarà allora che i grandi osservatori — James Webb incluso — concentreranno i loro sensori sull’oggetto per misurarne spettro e composizione.

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I risultati potrebbero ridisegnare le teorie sulla formazione dei sistemi planetari e sulla diffusione dell’acqua nel cosmo. Per il pubblico restano domande concrete: se l’acqua è davvero diffusa nell’interspazio, quanto è probabile che altri mondi abbiano condizioni simili alle nostre?

*Datazione provvisoria basata sui primi annunci pubblicati dalle reti internazionali di monitoraggio astronomico; fonte: NASA/JPL-Caltech.

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