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C’è davvero una differenza tra bustine di tè e tè sfuso?

Ogni anno in Italia si consumano oltre 6000 tonnellate di tè, di cui circa l’80% confezionato in bustine monodose: una scelta comoda che nasconde più differenze di quanto sembri.

La preferenza per la bustina ha radici pratiche, ma oggi cresce l’attenzione per il tè sfuso, spesso associato a qualità superiore e minore impatto ambientale. Dietro una tazza fumante, si gioca una partita fatta di residui, aromi e trasparenza verso i consumatori.

Il prezzo della comodità

Un pacco da 25 bustine costa in media tra 1,50 e 3 euro, mentre un etto di tè sfuso può superare i 10 euro. Ma il confronto non è solo economico. Secondo analisi condotte dall’Istituto Nazionale del Consumo nel 2023, nelle bustine si trovano frammenti di foglie più piccoli, spesso mescolati con stabilizzanti o aromi aggiunti per compensare la perdita di profumo dovuta alla lavorazione industriale.

Le aziende leader come Twinings, Lipton e Pompadour difendono la qualità dei loro prodotti citando controlli su residui e tracciabilità. Tuttavia, i dati mostrano che la percentuale media di polvere — la parte meno pregiata della foglia — nelle bustine raggiunge fino al 70%, contro il 10-20% nei tè sfusi venduti dalle botteghe specializzate.

Residui microplastici: il nuovo fronte dell’attenzione

Uno studio pubblicato nel 2022 dall’Università McGill (Canada) ha misurato fino a 11 miliardi di microplastiche rilasciate da una singola bustina sigillata con plastica termica. In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità ha chiesto chiarimenti ai produttori sulle tipologie di materiali usati nei filtri.

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Molti marchi hanno sostituito la plastica con cellulosa compostabile o con carta non sbiancata, ma solo le confezioni certificate “OK Compost” o “Plastic Free” garantiscono effettivamente l’assenza di rilascio a caldo.

  • Bustine termosaldate: rischio potenziale di microplastiche
  • Bustine cucite o chiuse con graffetta: minor rilascio ma non sempre compostabili
  • Tè sfuso con filtro riutilizzabile: zero residui sintetici

Aromi naturali o additivi nascosti

Secondo il regolamento europeo CE n.1334/2008, i produttori possono indicare genericamente “aromi naturali” anche quando derivano da matrici diverse dalla pianta originale. Ciò significa che un “tè al limone” può contenere aromi estratti da fonti agrumarie varie o sintetizzate in laboratorio.

I rivenditori specializzati in tè sfuso come La Via del Tè (Firenze) o Dammann Frères (Parigi) dichiarano invece la provenienza specifica delle essenze naturali usate. Il consumatore attento può così confrontare etichette più trasparenti e scegliere miscele senza additivi aromatici artificiali.

L’impatto ambientale della tazza quotidiana

Un rapporto del Green Economy Observatory del Politecnico di Milano stima che ogni famiglia italiana smaltisca circa 1 kg all’anno di scarti legati al consumo di tè confezionato: carta plastificata, cellophane e retine filtranti. Il tè sfuso riduce questi rifiuti dell’80%, specie se acquistato in contenitori ricaricabili.

Tipologia Scarto medio annuo per famiglia Compostabilità
Bustine termosaldate 1 kg Bassa (20%)
Bustine compostabili 0,7 kg Media (60%)
Tè sfuso con filtro riutilizzabile 0,2 kg Alta (95%)

Differenze nutrizionali minime ma sensorialmente marcate

I laboratori dell’Università di Parma hanno analizzato nel 2023 campioni equivalenti di tè verde in bustina e sfuso. I livelli di catechine – gli antiossidanti responsabili dei benefici cardiovascolari – risultano simili nei due casi (-5% nel prodotto confezionato). La grande differenza emerge invece all’assaggio: il tè sfuso conserva profumi più persistenti e retrogusto meno amaro grazie alla presenza integra delle foglie intere.

Cosa cambia davvero per chi prepara il tè ogni giorno

L’abitudine domestica pesa più della composizione chimica. Il tempo medio d’infusione raccomandato dai produttori è spesso inferiore a quello ideale per estrarre le sostanze benefiche: tre minuti contro i cinque consigliati dagli esperti dell’Associazione Italiana Cultura del Tè. Con il tè sfuso si tende ad applicare tempi più lunghi e temperature più precise grazie all’uso del termometro o delle teiere dedicate.

L’evoluzione del mercato va verso una polarizzazione netta: praticità contro consapevolezza. Le famiglie valutano sempre più l’equilibrio tra tempo risparmiato e qualità percepita. Nel frattempo i produttori sperimentano nuovi formati biodegradabili per ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare alla comodità domestica.

I numeri che orientano una scelta quotidiana

Nel primo semestre 2024 le vendite di tè sfuso sono cresciute del 18% nella distribuzione online italiana secondo i dati NielsenIQ, mentre le bustine tradizionali restano stabili (-0,4%). Un segnale che racconta un cambiamento culturale lento ma costante: dietro ogni tazza c’è sempre meno automatismo e un po’ più di consapevolezza nella scelta.

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