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Perché i gatti preferiscono i proprietari più anziani secondo gli esperti

Secondo un’indagine dell’Università di Bristol, il 63% dei gatti mostra comportamenti più rilassati e affettuosi con persone sopra i 55 anni rispetto ai proprietari più giovani.

I dati raccolti in dieci paesi europei confermano una tendenza che sorprende etologi e veterinari: l’età del proprietario sembra influenzare la qualità del legame con il gatto. La calma, la routine quotidiana e il tono di voce risultano variabili decisive per la fiducia dell’animale domestico.

Il ritmo domestico lento favorisce la fiducia felina

Gli esperti del Royal Veterinary College hanno osservato che i gatti si adattano meglio in contesti abitativi dove le attività sono prevedibili. Nelle famiglie composte da adulti maturi o pensionati, gli orari regolari di pasti e gioco riducono i livelli di cortisolo negli animali del 28% rispetto a case con routine variabili.

Un comportamento coerente — alimentazione alla stessa ora, luoghi stabili per dormire, interazioni misurate — rafforza la percezione di sicurezza nel gatto. Questo spiega perché gli esemplari adulti, specie quelli provenienti da rifugi, scelgono spesso come punto di riferimento chi vive ritmi più regolari.

La voce calma e il contatto visivo contano più dei giochi

Uno studio condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha misurato le reazioni sonore dei felini: i gatti rispondono positivamente a voci gravi e frequenze basse, tipiche delle persone anziane. I suoni acuti o rapidi, più comuni nei giovani adulti o nei bambini, provocano invece micro-reazioni di allerta.

L’interazione verbale pacata non solo rassicura l’animale ma induce un comportamento più socievole: aumento delle fusa, maggiore permanenza sulle ginocchia del proprietario e riduzione dei graffi accidentali. Il linguaggio corporeo lento amplifica questo effetto.

La stabilità emotiva come fattore determinante

I veterinari intervistati dalla British Small Animal Veterinary Association collegano la preferenza dei gatti per proprietari più anziani alla minore imprevedibilità emotiva. Le fluttuazioni d’umore rapide — frequenti tra giovani adulti stressati dal lavoro — possono confondere l’animale e generare comportamenti difensivi o distacco.

  • Gatti in case calme: 74% mostrano comportamenti affettivi costanti
  • Gatti in ambienti caotici: 41% mostrano segnali di ansia (graffi ripetuti, nascondigli prolungati)
  • Età media dei proprietari nel campione osservato: 57 anni

I limiti del fenomeno: quando l’età non basta

Non tutti i gatti si orientano verso figure mature. Le razze orientali, come il siamese o l’abissino, manifestano attaccamento indipendentemente dall’età del proprietario purché ricevano stimoli mentali costanti. Le differenze emergono soprattutto tra gatti domestici europei e meticci abituati a spazi ridotti.

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Gli esperti sottolineano che la personalità individuale dell’animale incide quanto quella umana. Un gatto curioso e socievole può legarsi rapidamente anche a un adolescente attento e rispettoso dei suoi spazi.

Dati economici e implicazioni sociali: meno abbandoni tra gli over 60

L’associazione britannica Cats Protection registra un calo del 19% degli abbandoni nei nuclei familiari dove il capofamiglia supera i sessant’anni. Una stabilità economica maggiore e tempi domestici ampi garantiscono cure costanti: visite veterinarie puntuali, alimentazione controllata e monitoraggio sanitario regolare.

Fascia d’età proprietario Tasso medio di abbandono (%) Visite veterinarie annuali
18-35 anni 11,4 1 ogni 14 mesi
36-55 anni 8,7 1 ogni 10 mesi
>55 anni 4,3 1 ogni 8 mesi

Cosa significa per le famiglie con bambini e nuovi adottanti

I dati non suggeriscono di scoraggiare le adozioni tra giovani famiglie ma piuttosto di replicare le condizioni ambientali che piacciono ai felini maturi: silenzio relativo, orari certi e contatto rispettoso. Le associazioni animaliste italiane stanno già promuovendo corsi brevi per nuovi adottanti focalizzati sulla comunicazione calma con l’animale.

L’approccio educativo è semplice ma efficace: insegnare ai bambini a non disturbare il gatto durante il riposo riduce gli episodi aggressivi del 35%. Un risultato che avvicina due generazioni diverse attraverso lo stesso linguaggio della cura lenta.

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