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Perché fare plank tutti i giorni è un errore: i fisioterapisti spiegano la frequenza corretta

Molti credono che mantenere la posizione del plank ogni giorno garantisca addominali forti e schiena protetta ma alcuni studi mostrano che l’eccesso può compromettere la qualità del movimento.

Negli ultimi anni il plank è diventato uno degli esercizi simbolo del fitness funzionale. Facile da eseguire ovunque, senza attrezzi, promette stabilità e forza del core. Tuttavia, come ogni pratica ripetuta senza criterio, anche il plank quotidiano può avere più rischi che benefici se non si considera la fisiologia muscolare e il recupero dei tessuti.

Il mito dell’allenamento quotidiano

Molti programmi online consigliano di mantenere la posizione del plank tutti i giorni, aumentando progressivamente i secondi. L’idea di “sfidare” il corpo quotidianamente può sembrare motivante, ma secondo le osservazioni cliniche di diversi fisioterapisti, questa abitudine non favorisce un reale miglioramento della forza o della postura.

«Quando vedo persone fare plank ogni giorno, noto spesso un peggioramento della tecnica», racconta Marco Rinaldi, fisioterapista con vent’anni di esperienza. «Il corpo compensa: le spalle si sollevano, la zona lombare cede. L’effetto è l’opposto di quello desiderato».

I dati raccolti in diverse palestre italiane confermano questa tendenza: dopo due settimane di pratica quotidiana, oltre il 40% dei praticanti riferisce tensione cervicale o lombare. Il problema non è il plank in sé, ma la mancanza di recupero muscolare e di variazione negli stimoli.

La funzione del recupero e dell’adattamento

Il tessuto muscolare ha bisogno di tempo per adattarsi agli stimoli meccanici. Allenarsi ogni giorno con lo stesso esercizio riduce l’efficacia dell’allenamento e aumenta il rischio di sovraccarico articolare. Il plank, pur essendo isometrico (senza movimento), richiede comunque una forte attivazione neuromuscolare.

Come ex fisioterapista e coach di rieducazione motoria, ho osservato che il miglioramento della stabilità del core avviene soprattutto nei giorni successivi alla stimolazione. È durante il riposo che il corpo integra le informazioni posturali e rafforza le fibre profonde dell’addome.

Qual è la frequenza corretta?

Dopo aver raccolto pareri da diversi specialisti, emerge un consenso chiaro: due o tre sessioni settimanali ben eseguite sono più efficaci di sette giornate consecutive. L’obiettivo è mantenere una qualità tecnica elevata e lasciare ai muscoli il tempo necessario per rigenerarsi.

Livello Frequenza consigliata Durata media
Principiante 2 volte a settimana 3 serie da 20-30 secondi
Intermedio 3 volte a settimana 4 serie da 40-60 secondi
Avanzato 3-4 volte a settimana 5 serie da 60-90 secondi con varianti

L’aggiunta di varianti come side plank o plank dinamico migliora la coordinazione e riduce la monotonia. Alternare gli esercizi mantiene viva la motivazione e previene gli squilibri posturali.

L’approccio intelligente all’allenamento del core

Saper dosare gli sforzi fa parte dell’intelligenza motoria. Invece di puntare tutto sulla durata o sulla frequenza del plank, conviene concentrarsi su:

  • L’allineamento tra spalle, bacino e caviglie;
  • L’attivazione controllata degli addominali profondi;
  • L’inserimento di esercizi complementari come bird-dog o ponti glutei;
  • L’ascolto delle sensazioni corporee durante e dopo l’esercizio.

L’obiettivo non è solo avere un core forte, ma mantenerlo efficiente nel tempo. Un piano equilibrato permette di costruire forza senza rigidità e stabilità senza affaticamento cronico.

Riflessione finale

Nessun esercizio diventa dannoso per natura; lo diventa quando viene interpretato come una sfida quotidiana anziché come uno strumento di equilibrio. Fare plank tutti i giorni può sembrare una prova di disciplina, ma nella pratica limita i progressi reali del corpo. Meglio dedicare meno giorni al plank e più attenzione alla qualità del gesto — è così che si costruisce una base solida e duratura.

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